Sant’Angelo in Pontano

Come si può ricostruire dalla Relazione sulla Missione “Man”, inviata dal generale di brigata Salvatore Melia, al Comando Supremo in data 17 luglio 1944, alla fine del mese di maggio la situazione nella provincia maceratese aveva registrato un notevole consolidamento delle bande, ormai denominate distaccamenti d’assalto. Visto che erano in larga maggioranza a carattere militare, gli unici quattro distaccamenti a carattere politico e orientamento comunista ricevettero un’attenzione particolare da parte del generale Melia. Tra di essi vi era il distaccamento di Sant’Angelo in Pontano, costituito da circa trenta uomini, con a capo l’ex militare Carmine Di Palma. Originario di Avellino e trovatosi sbandato all’8 settembre, si era unito nell’ottobre 1943 al distaccamento “1° Maggio” di Piobbico, da cui nascerà, in seguito al convegno dell’aprile 1944 il gruppo bande “Decio Filipponi”, con a capo il giovane sottotenente Dario Rossetti, nome di battaglia “Rani d’Ancal”. Con il proprio distaccamento Carmine controllava soprattutto il traffico tedesco sulla rotabile proveniente da Fermo nel tratto Servigliano – Falerone – Sant’Angelo.

Sempre nella stessa zona aveva base la banda Rani, anch’essa parte del gruppo bande “Filipponi”. Originariamente, i partigiani di quest’ultimo distaccamento erano comandati da Rolando Gibertini, detto “Barbaelettrica”. Ex squadrista e sciarpa littorio, l’uomo sembrava interessato soprattutto al proprio tornaconto e al mantenimento del gruppo tramite requisizioni a danno dei negozi della zona. Per questo motivo, Rossetti insieme al capitano “Vera”, comandante del distaccamento S. Ginesio e al commissario politico del “1° Maggio” Dusan Labovic, decisero di disarmare Gibertini. A quel punto Rossetti costituì la nuova “banda Rani”, in cui entrarono anche l’amico Marini e qualcuno degli uomini migliori di “Barbaelettrica”, come Mario Rolitti. Il resto del gruppo fu invece trasferito a Bolognola.
Dalla sua formazioni fino al momento della Liberazione della provincia maceratese il gruppo bande “Decio Filipponi” svolse molte azioni d’assalto e di sabotaggio contro le forze nazifasciste nella zona compresa tra Falerone, Penna San Giovanni, Monte Urano, Montegranaro, Mogliano, Montappone e Sant’Angelo in Pontano. Una delle più clamorose fu, nel mese di maggio, il blocco di un’autocisterna con rimorchio, carichi di carburante destinato al rifornimento dei tedeschi sul fronte adriatico. Gli automezzi furono incendiati e distrutti nella strada tra Sant’Angelo e Falerone. A detta del questore di Ascoli Piceno: ≪Un numero imprecisato di ribelli, montato su di un autocarro inseguiva e raggiungeva sulla strada Faleriense un’autocisterna proveniente da Torino, incendiandola e provocando la distruzione dell’automezzo e di quintali 180 di benzina≫ (Giacomini, 2008, p.279). Alla metà di giugno, con l’avanzata del fronte prepararono numerosi agguati alle forze tedesche che si stavano ritirando verso nord. Una volta, sulla Sant’Angelo – Falerone attaccarono e costrinsero alla resa una quarantina di tedeschi, cui furono requisite anche le macchine, le armi, una stazione radio, equipaggiamento vario e generi di sussistenza. In una relazione del 3 giugno 1945 il comandante Rossetti racconta: ≪Dopo un’ora dall’attacco la popolazione di S. Angelo godeva dello spettacolo di vedere a testa bassa vinti marciare a fila indiana tedeschi controllati dai mitra degli uomini del Btg. e seguiti da presso dalle macchine catturate e pilotate dai partigiani≫ (Giacomini, 2008, p.281).

Durante i duri mesi dell’occupazione, anche la popolazione di S’Angelo in Pontano fu coinvolta in più occasioni nella cosiddetta “battaglia” per sottrarre il grano ai nazifascisti. Essendo un alimento essenziale, il grano serviva ai partigiani per non gravare troppo sull’economia dei contadini, già di per sé affaticati dalle difficoltà e dalla miseria. Il 29 gennaio nella frazione Vallestanca di S’Angelo, un gruppo di circa 250 persone, capeggiate da una ventina di partigiani, saccheggiarono un magazzino dell’ammasso, prelevando circa 138 quintali di grano. Il 15 febbraio, un centinaio di partigiani bloccarono le strade di accesso alla città per distribuire a pagamento circa 2000 quintali di grano alla popolazione, poco prima prelevati dai magazzini del Consorzio Agrario. Anche nella notte tra il 24 e il 25 aprile i partigiani prelevarono dall’ammasso circa 400 quintali di grano, che in parte vendettero alla popolazione locale e ai paesi limitrofi. Per limitare le perdite e interrompere la collaborazione tra gruppi partigiani e popolazione, il capo della provincia Ferazzani decise che in questi casi sulla cittadina coinvolta sarebbe stata messa una taglia. Alla fine furono moltissimi i comuni costretti a pagare un’ammenda: tra essi Colmurano, Loro Piceno, Belforte del Chienti, Treia, Cingoli, Gualdo, Camporotondo, Petriolo e Sant’Angelo in Pontano, cui venne inflitta una multa di seicento mila lire.

Sant’Angelo in Pontano è stato anche uno dei luoghi di internamento civile della provincia di Macerata, insieme a Fiastra, Loro Piceno, San Ginesio, Caldarola, Camerino, Castelraimondo, Esanatoglia, etc..

Bibliografia
AA.VV., Tolentino e la resistenza nel Maceratese, Accademia Filelfica, Tolentino 1964.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.