Jesi

Dopo l’8 settembre, a Jesi, venne costituito un ufficio politico fascista con il compito di ricercare e conoscere l’attività dei partigiani dell’Appennino centrale. Intanto nella zona iniziavano ad organizzarsi le prime bande e i Gap cittadini coordinati da Pacifico Carotti. Numerosi furono nei mesi successivi gli episodi di violenze contro i fascisti della zona alle quali puntualmente facevano seguito esecuzioni e rastrellamenti di partigiani e di civili.

I primi bombardamenti iniziarono in novembre, il primo, il 3 novembre interessò l’aeroporto, visitato solennemente da Mussolini nel 1939, accanto al quale dal 1940 era in funzione la sede marchigiana della la fabbrica lombarda di aerei militari Savoia Marchetti. Da quel momento la popolazione iniziò a sfollare.

Il 17 gennaio in città fu ucciso sulla soglia della sua abitazione Antonio Blasetti, segretario del Pnf. Alcuni giorni dopo, l’8 febbraio i fascisti fucilarono il partigiano Armando Magnani di Belvedere e il giorno successivo Primo Panti.

Il 26 aprile 1944 ci fu un rastrellamento in contrada Piandelmedico che causò la morte di un giovane e nella campagna jesina, nella zona di Castelrosino, vennero uccisi cinque contadini, appartenenti a due famiglie della zona, i Carbonari e i Nicoletti.

Il 20 giugno i tedeschi, nel corso di un rastrellamento, catturarono una trentina di giovani e li condussero verso villa Armanni, in contrada Montecappone; giunti alla villa vennero interrogati e bastonati, poi furono rimessi tutti in libertà tranne sette giovani che furono considerati partigiani e vennero condannati a morte. Cinque erano jesini: Mario Saveri, Armando e Luigi Angeloni, Alfredo Santinelli, Luigi Cecchi; due erano militari sbandati fuggiti dalla caserma Villarey di Ancona: Vincenzo Carbone, calabrese e Calogero Grasceffo, siciliano. Vennero fucilati nel vallone a poche centinaia di metri dalla villa.
Durante la ritirata verso il nord i tedeschi devastarono gli stabilimenti industriali della zona o parte di essi affinché gli alleati arrivando trovassero tutto distrutto: la fabbrica di marmellate Vallesina di Montecarotto, lo zuccherificio, le fonderie, le distillerie, la cartiera Albanesi ed altri stabilimenti furono incendiati o abbattuti. Gli impianti della Savoia M archetti furono smantellati dai tedeschi e portati al nord Italia. Gli alleati continuavano a bombardare la città e le strade quotidianamente.

L’8 luglio iniziò la battaglia per la liberazione di Filottrano; la zona di Jesi fu travolta dalla ritirata tedesca e dal passaggio del fronte che di lì a pochi giorni portò alla liberazione delle città dell’interno. Dopo la liberazione di Cingoli e di Chiaravalle (che avvenne a poche ore di distanza da quella di Ancona), il fronte avanzava verso Santa Maria Nuova che fu liberata il 19 luglio. Quello stesso giorno sulla collina di Montegranale si combatté a lungo tra uomini dell’avanguardia alleata e uomini della retroguardia tedesca, si trattava di una collina importante perché apriva il varco verso la città di Jesi, la quale venne liberata il giorno successivo, il 20 luglio 1944, dagli alpini del CIL (Corpo italiano di liberazione).

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