Frontale

L’attività partigiana svolta nella frazione di Frontale di Apiro ebbe notevole rilievo nel movimento di Resistenza nelle Marche. Diversi erano i gruppi che si muovevano in quella zona. Un primo nucleo partigiano si era costituito già alla fine del mese di settembre 1943. Suo comandante era Mario Batà: ≪Egli era un giovane di grande ingegno ed intelligenza, pieno di brio, aveva un fascino speciale quando parlava; quando s’imponeva, si faceva ubbidire anche senza la minaccia di una disciplina miliare. L’attività di quel piccolo gruppetto di giovani crebbe di giorno in giorno e di ugual passo cresceva la fama nei paesi limitrofi≫ (Giacomini, 2008, p.75).

Studente di ingegneria iscritto all’Università di Roma, era anche allievo ufficiale alla scuola centrale del genio militare che era stata trasferita da Civitavecchia a Macerata. In seguito all’occupazione della città, il 16 settembre 1943, cadde prigioniero dei tedeschi e aderì all’offerta collaborazionista, con l’idea di scappare appena si fosse creata l’occasione. Così fece e il 23 settembre era nel villaggio di Frontale, dove si erano andati rifugiando alcuni giovani anconetani e bolognesi. Batà allacciò i collegamenti con gli altri gruppi operanti nella zona e con i Comitati di Liberazione.

Catturato dai fascisti, fu ucciso nel campo di internamento di Sforzacosta il 20 dicembre. Fu il primo comandante caduto nelle Marche. Alla fine di novembre, quando si era diffusa la notizia della sua condanna a morte, il parroco di San Michele di Apiro, don Giuseppe Mattiacci, andò a trovare gli uomini del suo gruppo: ≪Finalmente mi sono trovato con i compagni del Batà, ma in quale misero stato! Affranti, delusi, scoraggiati. Abbiamo parlato a lungo, molto a lungo fino a notte tarda. Abbiamo pianto insieme, ma il pianto li ha rianimati, abbiamo aggiunto a ciò un po’ di danaro, viveri e grassi. Ci siamo lasciati con i migliori propositi≫ (Simoncini, 2007 p.81).

Agiva a Frontale anche la banda dell’inglese Douglas, alla quale aderivano inglesi, africani, australiani e diversi italiani.

Nel corso dell’operazione di rastrellamento che interessò la zona di Apiro alla fine del mese di aprile, nella località di San Domenico di Frontale si verificò un tragico episodio di violenza. Quel 26 aprile furono fucilati i capifamiglia della contrada, i cugini Pelucchini, accusati di aver ospitato i partigiani. Don Giuseppe scrisse nel suo diario: ≪Il primo rastrellamento in grande stile operato da truppe tedesche costò la vita a due onesti lavoratori. Durante il lungo e crudo inverno due famiglie avevano generosamente ospitato i partigiani, esse furono colpite nell’affetto più caro con la barbara fucilazione dei rispettivi capi. Questi alle ripetute interrogazioni circa i nomi e le località frequentate dai patrioti risposero con il più assoluto silenzio. Fatta la perquisizione e nulla trovatosi, l’ira nemica, aumentata da affermazioni di un traditore fascista che attestava la permanenza dei patrioti in località S. Domenico, trovò sfogo con l’uccisione dei due Cesare Pelucchini che furono poi gettati a guisa dei cani in un pozzo≫(Simoncini, 2007 p.85).

Nel mese di giugno (26), durante la ritirata nazifascista, nuove violenze vennero compiute nella località di Frontale, come l’uccisione di due anziani coniugi, il sig. Teofilo Beccacci e la sig.ra Santa Paina, che stavano tornando alla propria abitazione da una casa vicina.

Bibliografia
AA.VV., Tolentino e la resistenza nel Maceratese, Accademia Filelfica, Tolentino 1964.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
C. Simoncini (a cura di), Apiro pagine di storia e di vita, Apiro 2007.