Monte Sant’Angelo – Montefortino di Arcevia

Eccidio

Il rastrellamento tedesco avvenuto il 4 maggio 1944 sul Monte Sant’Angelo, vicino Arcevia, è l’eccidio più significativo della Resistenza nella provincia di Ancona. Truppe tedesche addestrate per i rastrellamenti, appoggiati da mezzi corazzati, avanzarono a raggiera su Arcevia circondando la zona e, alle 4 del mattino, con mortai, carri armati e lanciafiamme attaccarono Monte Sant’Angelo. Nella zona si trovavano alcuni partigiani del gruppo “S. Angelo” di guardia a tredici prigionieri fascisti, nella notte arrivarono alcuni componenti del Gap “Maggini” di Ostra che avevano scelto di combattere in montagna. Per loro doveva essere solamente una tappa intermedia verso San Donnino di Genga che era stato scelto come punto di raccolta.

L’intero territorio, per un raggio di venti-trenta chilometri, fu circondato dai tedeschi. Soltanto pochi partigiani riuscirono a rompere l’accerchiamento e a mettersi in salvo (erano gli uomini del tenente La Marca, anche loro momentaneamente di passaggio sul monte), la maggior parte di essi perse la vita nel combattimento. Morirono anche i prigionieri fascisti presenti nell’accampamento e i sette componenti della famiglia Mazzarini che ospitava il distaccamento nella loro casa colonica, compresa la piccola Palmina, di soli sei anni. I corpi furono dilaniati e bruciati senza pietà con il lanciafiamme. Il bilancio delle vittime risulta a tutt’oggi incerto, a seconda delle fonti i caduti variano da 37 a 63; ciò è dovuto alla difficoltà di accertare chi ci fosse effettivamente sul luogo dell’eccidio e alla vastità del teatro delle operazioni. Nella lapide posta a ricordo dei caduti sono indicati 37 morti, di cui 4 rimasti senza nome, tre citati solo con il nome con cui erano noti e sette della famiglia colonica Mazzarini. Certamente sul S’Angelo perirono, oltre ai sette della famiglia Mazzarini, tredici prigionieri fascisti e almeno 27 partigiani. Tra i partigiani la maggioranza era del Maggini, qualcuno del Sant’Angelo (Giacomini 2008, p. 251).

Dopo il massacro del Sant’Angelo, la violenza nelle contrade di Arcevia continuò anche nei giorni successivi. A Montefortino una pattuglia tedesca catturò 13 partigiani, i quali vennero spogliati, condotti fuori del villaggio e fucilati. I loro corpi furono poi gettati nel torrente. Altri cinque partigiani furono presi prigionieri e fucilati sotto le mura di Arcevia lo stesso 4 maggio, altri due fecero la stessa fine pochi giorni dopo. Dopo l’eccidio la zona di Arcevia continuò a vivere nel terrore poiché tutto il territorio fu sottoposto ad un vero e proprio stato d’assedio, la popolazione fatta uscire a forza dalle case e ogni casa messa a soqquadro alla ricerca di partigiani e di giovani renitenti alla leva. Per tutto il sangue versato e le sofferenze patite, al comune di Arcevia fu data la medaglia di bronzo al valor militare.

Dopo l’eccidio i gruppi partigiani si dispersero e la popolazione era terrorizzata. Il comando regionale inviò sul posto Alfredo Spadellini (Frillo), vice comandante della Brigata Ancona e Rodolfo Sarti (Ernesto), commissario politico della Divisione Marche. Individuato un nuovo luogo di raccolta, sicuro nella macchia di Fugiani, tra Serra dei Conti e Castiglioni di Arcevia, avviarono la riorganizzazione dei distaccamenti, cercando di assicurare anche il cibo poiché la popolazione impaurita aveva rotto i rapporti con le bande. Così vennero costituiti due nuovi distaccamenti, il Maggini e il Patrignani. L’assenza di armi fu colmata da un coraggioso partigiano, Wilfredo Caimmi (Rolando), il quale le andò a prendere alla caserma della Guardia Nazionale Repubblicana a Montecarotto.

I partigiani arceviesi e della Valle del Misa, induriti e provati da quanto avvenuto, con un atto di “sommaria giustizia”, nella notte tra il 13 e il 14 luglio, catturarono e uccisero a Madonna dei Monti di Arcevia, tredici persone accusate di essere spie dei tedeschi e dei fascisti.

Frammento di intervista a Wilfredo Caimmi, tratta da ARCHIVI DELLA RESISTENZA. Partigiano combattente, nome di battaglia Rolando, distaccamento Sant’Angelo.

Bibliografia
C. Ciarmatori (Bibi), Arcevia e la sua valle nella Resistenza, Arti grafiche jesine, Jesi 1974.
C. Ciarmatori Bibi, Morire a maggio. Racconti partigiani, Argalia, Urbino 1976.
50° anniversario dell’eccidio di Monte S. Angelo e della Liberazione, Tip. Arceviese, Arcevia 1944-1994, Arcevia 1994.
Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi della Repubblica sociale italiana, Comitato per le Onoranze alle vittime di Madonna dei Monti di Arcevia, La verita sull’eccidio di Madonna dei Monti di Arcevia, L’ultima crociata, Rimini 1989.
L’eccidio di Monte Sant’Angelo. 4 maggio 1944: 60° anniversario, Arcevia 2004.
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
R. Giacomini, Una donna sul monte: la partigiana Maria Rossini di Cabernardi e il mistero dei militi scomparsi nella strage del S. Angelo di Arcevia, Affinità elettive, Ancona 2012.                                                                                                                                                                                                                      R. Lucioli – S. Massacesi, Il caso Tiraboschi. Politica e guerra di liberazione nella Resistenza marchigiana, affinità elettive, Ancona 2015.