Erivo Ferri

Urbino 26 giugno 1901- Pesaro 29 novembre 1960.
Calzolaio, comunista, partigiano. Nome di battaglia Francesco, costituì la prima Brigata partigiana nel pesarese, a Cantiano, nel novembre del 1943, con il nome di distaccamento Picelli. Poi passò al comando del distaccamento Stalingrado della V brigata Garibaldi Pesaro. Medaglia di bronzo al Valor Militare.
Aveva aderito al Partito comunista fin dal suo sorgere nel 1921, a vent’anni. Partecipava all’attività del partito a Ca’ Mazzasette, frazione di Urbino. Si sposò a solo 15 anni con Rosa Dionigi, sua coetanea. Il 19 marzo 1923 era accaduto qualcosa che gli aveva cambiato la vita. In un’osterie di Ponte in Foglia venne provocato da un fascista, reagì, sparò e lo uccise. Fu condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione, gli furono condonati cinque anni e fu dimesso dal carcere di Alessandria nel 1932 a seguito dell’amnistia per il decennale della marcia su Roma. Era tornato a Ca’ Mazzasette e li era rimasto, continuamente soggetto a controlli e perquisizioni.
Il 1° novembre 1943, in seguito a una delazione in cui si denunciava Ferri per possesso di armi e per essere un pericoloso comunista, un reparto di polizia tedesca raggiunse Ca’ Mazzasette per catturarlo. In effetti due giorni prima era giunto da Pesaro un carico di armi che era stato depositato vicino a Schieti e Ferri le aveva poi portate a Ca’ Mazzasette. Probabilmente era stato visto e era stato denunciato. Quando il comando arrivò sul posto Ferri si difese strenuamente, lanciando anche bombe a mano, e riuscì a scappare. I tedeschi ingaggiarono una vera e propria battaglia con uso di bombe da mortaio e chiesero rinforzi da Pesaro. Dopo aver perquisito e saccheggiato le abitazioni, portarono con loro 29 abitanti della frazione, tra cui il figlio di Erivo, lasciando le case danneggiate, il terreno disseminato di bombe inesplose, due donne e un contadino uccisi (Giacomini 2008, p. 87). Trovò la morte anche un soldato tedesco.
Pochi giorni dopo in una riunione nei pressi di Ca’ Mazzasette con Ottavio Ricci, comandante provinciale della Guardia nazionale partigiana, lo stesso Ferri, Adler Annibali e altri, venne deciso il trasferimento di Ferri nella zona di Cagli e Cantiano, sul monte Catria, per maggiore sicurezza sua e della popolazione e di trasferire la lotta in montagna. L’arrivo a Cantiano di Ferri, l’11 novembre, segna in qualche modo l’inizio della Resistenza attiva nel Pesarese. I partigiani crebbero di numero e già nel mese successivo si costituirono due distaccamenti, il Picelli, comandato da Ferri che aveva assunto il nome di battaglia di Francesco, che rimase nella zona di Cantiano e il Gramsci, comandato da Pierino Raffaelli (Ugo), che si spostò nella zona di Frontone (Giacomini 2008, p. 88-89).
Nel dopoguerra continuò a svolgere attività politica e divenne sindaco di Auditore. Trovò la morte in un incidente stradale tornando da Pesaro, dove si era recato a una riunione del partito comunista, il 29 novembre 1960.

Bibliografia
R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive 2008.
A. Adler, La brigata Schieti e la Resistenza nel Montefeltro, Urbino 1996.
N. Tacchi, Una forma di resistenza nell’ombra. A mia nonna, Anpi Pesaro e Urbino.